Unico ed affascinante

Alla scoperta delle meraviglie  del Golfo dell'Asinara

Parco e Area Marina Protetta sono protagonisti di una complessa gestione, un’isola da proteggere, Osservatori del Mare, Faunistico e Ambientale, un equilibrio fragile per una risorsa di tutta la comunità

punti di immersione

STINTINO OVEST

Perla del Mediterraneo, nella punta a nord-ovest della Sardegna, a 50 chilometri da Sassari: La Pelosa, sua spiaggia-simbolo, è una delle più belle d’Europa.
Adagiato nell’estremo lembo nord-occidentale della Sardegna, Stintino si protende verso l’Asinara, quasi a toccarla. Proprio lì, dove la sfiora, mostra il suo capolavoro, La Pelosa: fondale limpido e bassissimo per decine di metri, sabbia candida e impalpabile, abbagliante e placido mare con tutte le tonalità dell’azzurro. Accanto alla ‘sorella maggiore’, c’è la Pelosetta, chiusa da un isolotto sovrastato da una torre aragonese (del 1578), simbolo della Pelosa. Da una ‘terrazza’ sulla spiaggia ‘tropicale’, a duecento metri d’altezza, godrai di un panorama unico su isola Piana e parco nazionale dell’Asinara, incontaminato e selvaggio: Stintino è il luogo d’imbarco più vicino per visitarlo.
Il territorio stintinese è un lembo di terra tra due mari. A ovest il suggestivo ‘mare di fuori’, con costa alta e frastagliata alternata a calette di sabbia e ciottoli: da Capo Falcone, luogo selvaggio sorvegliato anch’esso da una torre spagnola (la più alta della Nurra) e sorvolato da falchi pellegrini e della regina, sino a Cala del Vapore, attraverso Valle della Luna e Coscia di donna. A est il ‘mare di dentro’, all’interno del golfo: costa bassa e riparata che dalla Pelosa, passando per L’Ancora e gli scogli di Punta Negra, arriva sino ai sassolini bianchi e tondi del lungo litorale de Le Saline ed Ezzi Mannu. In mezzo un’oasi naturale con stagni (Cesaraccio e Pilo), dove vivono airone rosso, garzetta
e martin pescatore.

In principio Stintino era un paesino di pescatori, del tutto simile a Cala d’Oliva sull’Asinara, borgo di provenienza delle 45 famiglie liguri, che lo fondarono nel 1885, quando il Regno d’Italia insediò sull’isola lazzaretto e colonia penale, ‘sfrattando’ gli abitanti. Il paese, Comune dal 1988, sorge in una lingua di terra tra due insenature - isthintìni significa ‘intestini’ - i porti ‘Vecchio’ e ‘Nuovo’, dove sono ormeggiati gozzi in legno a vela latina, di cui Stintino è ‘capitale’. Dal 1983 ne ospita una famosa regata. La storia del paese è indissolubilmente legata a pesca e lavorazione del tonno: la rivivrai nel museo delle Tonnare, che sorge nella tonnara ‘Saline’, attiva sino agli Settanta del XX secolo.

Un tempo principale fonte economica, dal 2016 racconta il modus vivendi stintinese: farai un percorso lungo le ‘camere’ (le stesse che compongono le reti per i tonni), corredate da strumenti originali e immagini. Dopo la tonnara, ecco il turismo. A inizio XX secolo il borgo era meta di illustri famiglie sassaresi, come Berlinguer e Segni, negli anni Sessanta il boom: sorse una miriade di residenze turistiche e hotel sulla costa. Il paese, abitato in inverno da mille e 600 residenti, in estate è popolato da decine di migliaia di turisti. La pesca è alla base della tradizione culinaria: polpo in agliata e alla stintinese, zuppa d’aragosta, bottarga di tonno, frutti di mare e pescato fresco,
da assaporare nei ristoranti delle stradine del borgo e della costa.

Capo Falcone

Capo Falcone è un paradiso selvaggio e incontaminato: l'aspro promontorio, nei cui anfratti nidifica il falco pellegrino da cui prende il nome, si erge su un mare dai colori vibranti.

È accessibile dai camper, con cui si può giungere alla terrazza della torre del Falcone, risalente al 1537, che, a 200 metri di altezza, permette di ammirare un panorama mozzafiato: l'Isola Piana, l'Asinara e la costa da Castelsardo a Capo Caccia.

Il promontorio offre una straordinaria contrapposizione nei suoi due versanti: nella costa ovest è caratterizzata da imponenti scogliere a strapiombo sul cosiddetto "mare di fuori", blu scuro e battuto dai venti. la costa orientale, invece presenta un mare calmo e chiaro, chiamato "mare di dentro", con incantevoli spiagge.

 

La Pelosa

Nel golfo dell’Asinara, nell’estrema punta nord-occidentale della Sardegna, c’è una spiaggia tropicale, una delle più belle d’Europa, un paradiso naturale dove sabbia sottile e fondale bassissimo invitano al relax più totale Sabbia finissima e candida, fondale limpido, acqua alle caviglie per decine di metri, colori turchese e azzurro del mare che si confonde col cielo, panorama suggestivo offerto dalle torri intorno.

Tra i faraglioni di Capo Falcone, l’isola Piana e l’Asinara, che la proteggono dall’impeto del mare aperto, c’è la spiaggia della Pelosa: un paradiso tropicale che vi farà sentire come in un film. I turisti di tutto il mondo, dopo averlo visitato, definiscono così un quadro perfetto al quale concorrono elementi naturali e storici. Durante il soggiorno nel nord della Sardegna è d’obbligo fare una tappa nella spiaggia-icona di Stintino, riconosciuta universalmente come una della più belle d’Europa.

L’acqua, grazie alla barriera naturale, è sempre calma anche quando il maestrale spira forte. Attorno la macchia mediterranea, in particolare i ginepri, ti ricordano che sei in Sardegna, nonostante l’aspetto caraibico. Di fronte si trova un isolotto con una torre aragonese risalente al 1578. È il simbolo della Pelosa, lo raggiungerai a piedi dopo aver attraversato un’altra deliziosa caletta, La Pelosetta, che sta di fianco alla ‘sorella maggiore’. La zona è presidiata dall’antica torre saracena del Falcone. Di fronte, ecco l’isola Piana, un tempo pascolo per il bestiame, che nuotava sino a terra trainato dai barconi, talmente pianeggiante da non ostruire affatto lo spettacolo delle rocce maestose dell’Asinara che si innalzano alle sue spalle. Potrai perlustrare l’affascinante e misteriosa isola-parco, dove il tempo pare essersi fermato, imbarcandoti dal porto turistico di Stintino o dal molo dell’Ancora su motonavi o gommoni di operatori autorizzati.

Il suggestivo piccolo borgo stintinese dista circa cinque chilometri dalla Pelosa, collegato anche con servizi bus-navetta. Nel paese e lungo la strada per la spiaggia, troverai strutture ricettive e ristoranti, dove assaporare le prelibatezze locali: aragosta e bottarga di tonno su tutte. La pesca e lavorazione del tonno è una delle antiche tradizioni locali, che rivivrai nel museo delle Tonnare. Nel territorio stintinese potrai rilassarti anche in altre meraviglie costiere, come sui sassolini bianchi e
nel mare dai colori abbaglianti della lunghissima spiaggia della Saline.

ISOLA DELL'ASINARA

Luoghi incontaminati, paesaggi isolati, rare specie vegetali e animali, vicende storiche sui generis, l’isola nell’estrema punta a nord-ovest della Sardegna, spartiacque fra mare aperto e golfo omonimo, è un mondo a se stante, da scoprire.

Colline arrotondate e ricoperte di verde mediterraneo, fauna caratteristica come l’asinello bianco, mille tonalità del mare e fondali ricchi di vita. Le ricchezze naturalistiche dell’Asinara, disseminate su 50 chilometri quadrati rientranti nel territorio di Porto Torres, sono parco nazionale (1997) e area marina protetta (2002). Prima della loro istituzione l’isola, separata dalla terraferma da isola Piana e passaggio di Fornelli, ha vissuto una storia singolare, che l’ha conservata integra.

Le prime tracce umane sono le domus de Janas di Campu Perdu. L’area divenne nel XX secolo una delle diramazioni penali del carcere, in particolare vi sorsero le stalle dove lavoravano i carcerati. Non mancano anche testimonianze medievali: i ruderi del monastero camaldolese di sant’Andrea e il Castellaccio, su un colle raggiungibile da un sentiero. A partire dal 1600 sull’isola si insediò una comunità di pastori e pescatori. Istituiti colonia agricola e lazzaretto nel 1885, i residenti furono allontanati: 45 famiglie fondarono Stintino, oggi rinomata località turistica, da cui la potrai raggiungere con escursioni organizzate. Da non perdere è l’Ossario del 1936, contenente le ossa di settemila austroungarici deportati durante la Grande guerra. Per oltre un secolo l’Asinara è stata in isolamento, ancor più con l’istituzione del carcere di massima sicurezza (1975), dove finirono brigatisti, sequestratori e boss della malavita come Raffaele Cutolo e Totò Riina.

Ammirerai una terra incontaminata, da percorrere in bici, a cavallo, a bordo di fuoristrada o trenini. Le coste misurano 110 chilometri: il versante occidentale sprofonda con ripide scogliere, quello orientale è sabbioso con scogli emergenti: qui sarai abbagliato da sabbia soffice e acque cristalline: cale sotto massima tutela, come sant’Andrea e d’Arena e, prima di Punta Scorno, la famosa Cala dei Ponzesia Punta Sabina.

Le acque attorno sono habitat di mammiferi marini e paradiso da esplorare: canaloni e spaccature custodiscono relitti, uno di fronte al molo di Cala Reale. Nell’insenatura c’è un paesino di fine XIX secolo, dove sorgevano lazzaretto e residenza dei reali di Savoia, oggi è sede di ministero dell’Ambiente e servizi turistici. Delle vicende storiche è testimone anche il borgo di case basse e bianche di Cala d’Oliva, dove risiedevano comandante delle diramazioni della colonia penale e famiglie delle guardie. Qui soggiornarono i magistrati dell’Antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Cala Reale

Sin da tempi remoti era noto come uno dei più grandi porti naturali del Mediterraneo, nella parte centro-orientale dell’antica Sinuaria, isola che rappresenta l’estrema punta nord-occidentale della Sardegna. Il nome deriva dalla residenza dei reali di Savoia, che talvolta visitavano il lazzaretto accanto alla baia.

Cala della Reale, meglio nota come Cala Reale, è un’ampia rada che si insinua a centro-nord della costa orientale dell’Asinara. Qui sorgono un porticciolo, attracco per motonavi e imbarcazioni in arrivo da Porto Torres e Stintino, e un borgo di fine XIX secolo. Gli edifici, un tempo colonia penale, lazzaretto, ospedale e stazione di quarantena, sono divenuti sedi dell’ente gestore del parco nazionale dell’Asinara (risiedente nell’ex palazzo reale) e di servizi turistici. Vicino, meritano una visita anche la chiesa e la cappelletta austro-ungarica, recentemente ristrutturate.

Da Cala Reale potrai partire in escursione a piedi, a cavallo e in mountain bike, oppure fare immersioni subacquee e visite alle strutture dell’isola. Il ‘sentiero della memoria’, lungo oltre cinque chilometri, ti farà ripercorrere a ritroso la storia dell’Asinara. Il percorso arriva a Campu Perdu: qua sorgono le stalle dove lavoravano i detenuti nel XX secolo, e accanto un ossario, realizzato nel 1938 su richiesta del governo austriaco. Qua sono raccolte le ossa di settemila militari austroungarici deportati. Mentre il ‘sentiero dell’asino bianco’ di otto chilometri ti porterà a contatto con il simbolo dell’isola, presente ovunque allo stato brado. Lungo un terzo sentiero conoscerai alcune testimonianze medievali: i ruderi del monastero camaldolese di Sant’Andrea e il Castellaccio.

Sulla costa orientale dell’isola il litorale è in gran parte sabbioso con scogli emergenti qua e là. Troverai stupende spiagge, come Cala Sant’Andrea (sotto massima tutela) e Cala dei Ponzesi. Le profondità custodiscono relitti, uno trovato nel 1995 vicino al molo del lazzaretto: una nave romana del IV secolo d.C. che trasportava conserve di pesce dalla penisola iberica a Roma. A nord di Cala Reale si trova un altro affascinante borgo dalle basse bianche case, Cala d’Oliva, mentre a sud c’è Fornelli, dove sorge l’ex carcere di massima sicurezza. Il versante occidentale, invece, sprofonda con ripide scogliere.

Cala d'Oliva

Nella parte nord-orientale dell’isola nell’Isola, nell’ultimo tratto della strada che la attraversa da cima a fondo, tra due spiaggette da incanto, sorgono un borgo e il suo approdo, con una lunga storia alle spalle.

Il piccolo borgo fu abitato dai futuri fondatori di Stintino sino al 1885, anno di istituzione della colonia penale. Da allora Cala d’Oliva non ha più residenti stanziali. Per un secolo fu carcere di massima sicurezza: nel paesino vivevano comandanti, guardie e loro famiglie. Così sino al 1997, quando l’Asinara divenne parco nazionale. Oggi i locali sono sede dell’ente gestore: ospita l’Osservatorio botanico. I saltuari abitanti sono lavoratori stagionali, guardie forestali e visitatori, nell’unico alloggio, un ostello - ex caserma degli agenti di custodia - che accoglie 70 persone, con ristorante e noleggio bici. Attorno a Cala d’Oliva ci sono due spiagge di sabbia bianca: a sud sa Murighessa (o dei Detenuti), a nord, una spiaggetta lambita da un mare dalle tonalità azzurre e blu. I fondali sono ricchi pesci confidenti, in un ambiente dove si sentono al sicuro.

Il borgo si trova nella parte nord-orientale dell’isola, alla fine dei 25 chilometri di strada che l’attraversa. Appare dopo un tratto di costa incantevole, dominato da una torre aragonese del XVII secolo e caratterizzato dal bianco delle ‘vecchie’ e basse case. Strette stradine le separano: ai lati della via centrale ecco due file di edifici che portano alla piazza della chiesetta. Vedrai, inoltre, quelle che erano infermeria, scuola, pizzeria, bar, dispensa agricola, caseificio, falegnameria e un piccolo cinema. Oggi deserti, ma in buono stato. Dietro, nella parte alta, si ergono gli edifici dell’ex colonia penale: bunker per i detenuti più pericolosi e direzione dei distretti carcerari.

Dal centro una strada in discesa porta al porticciolo. Qua e in altri due approdi dell’Asinara, Cala Reale e Fornelli, arrivano le imbarcazioni autorizzate da Stintino e Porto Torres. Un’altra via termina alla foresteria, che è stata residenza dei magistrati Falcone e Borsellino. Una terza via risale alla diramazione centrale e prosegue in sterrato sino alla splendida Cala Sabina. Da Cala d’Oliva, inoltre, potrai
percorrere due sentieri: ‘del Leccio’ fino al bosco di Elighe Mannu, e ‘del Faro’, fino a Punta Scorno, estrema e selvaggia punta settentrionale dell’isola.

CASTELSARDO

Uno dei borghi più belli d’Italia è una roccaforte medioevale, caratterizzata da natura, storia, tradizioni artigiane e religiose, sorge su un promontorio dell’Anglona, al centro del golfo dell’Asinara, nel nord-ovest della Sardegna Forse in età romana era la mitica Tibula, nel Medioevo è di certo stato per secoli fortezza inespugnabile, protetta da possenti mura e 17 torri, fino all’avvento delle armi moderne.

Il nucleo originario di Castelsardo fu costruito attorno al castello dei Doria, risalente, secondo tradizione, al 1102, ma più verosimilmente a fine XIII secolo, attuale sede del suggestivo museo dell’Intreccio mediterraneo, uno dei più visitati della Sardegna.

A inizio XVI secolo fu rinominato Castillo Aragonés e divenne sede vescovile sino alla costruzione della cattedrale di sant’Antonio Abate (1586), che ti stupirà con la torre campanaria a picco sul mare chiusa da una cupola maiolicata e con le cripte sottostanti, che ospitano il museo ‘Maestro di Castelsardo’. Sotto la dinastia sabauda, il paese assunse il nome attuale.

Oggi fa parte dell’esclusivo Club dei borghi più belli d’Italia e mantiene intatta la nobile posa di signoria fortificata, grazie ai bastioni e ripide scale. Nel tour degli edifici religiosi e storici non puoi perderti la chiesa di santa Maria delle Grazie, il monastero dei benedettini, l’episcopio (sede del vescovo), il palazzo La Loggia, sede della municipalità fin dal 1111, e il palazzo Eleonora d’Arborea.

I riti della Settimana Santa sono l’evento più caratterizzante: la fede popolare va in scena in celebrazioni spagnoleggianti. Il Lunissanti, lunedì dopo la domenica delle Palme, è suggestivo e pittoresco, soprattutto all’alba con il lungo pellegrinaggio verso la basilica di Nostra Signora di Tergu. Di notte, il centro viene illuminato da fiaccole e risuona di cori sacri. Da non perdere anche la Prucissioni del giovedì santo e Lu Lcravamentu del venerdì. Il 17 gennaio si festeggia con i falò il patrono sant’Antonio. Da tradizioni a testimonianze archeologiche e monumenti naturali: nuraghe Paddaju, mura megalitiche prenuragiche di monte Ossoni e, a quattro chilometri dal borgo, domus de Janas, rilievi ‘a protome taurina’ e la roccia dell’Elefante.

Il litorale castellanese è fatto di alte scogliere di trachite rossa. Pochi i tratti sabbiosi, tra cui la Marina di Castelsardo, all’ingresso del borgo e la spiaggia di Lu Bagnu, frazione distante due chilometri e mezzo, protetta da rocce bordate di verde: arenile color crema con fondale cristallino punteggiato di scogli piatti.

Per gli appassionati di windsurf e vela, è imperdibile una puntata a punta La Capra, il cui gioco fra mare e scogli crea una piscina naturale. Il mare è anche sulle tavole dei ristoranti castellanesi: aragosta, astice, granseole, ricci e frutti di mare.

Marina di Castelsardo

All’ingresso di uno dei borghi più belli d’Italia, nella parte orientale del golfo dell’Asinara, nord della Sardegna, troverai un angolo di costa con sabbia chiara, mare azzurro e scogliere scure, un mix di grande impatto visivo in un luogo unico Un arco di sabbia color crema mista a sassolini contornato da scogli bruni e dominato dal promontorio su cui si avvolge il castello medievale di Castelsardo.

La Marina si trova nel lungomare Anglona, all’ingresso del borgo castellanese, che fa parte del club dei più belli d’Italia, e si raggiunge scendendo una rampa di scale. È incastonata in uno scenario dove i contrasti fra azzurro intenso del mare, chiarore della sabbia e scure tonalità delle rocce creano un effetto molto suggestivo alle porte dell’abitato.

La spiaggia non è lunga ma profonda , decisamente deliziosa: la sabbia a grani medi è compatta, il fondale è basso e sabbioso, adatto ai giochi dei bambini. Due bracci di scogli la proteggono alle estremità, meta ideale per immersioni e snorkeling. Nonostante le dimensioni contenute, essendo all’interno della città, ci sono parcheggio e servizi di ristoro. Attorno strutture ricettive, ristoranti, bar, negozi e tutti i comfort.

Il litorale castellanese è in gran parte formato da alte scogliere di trachite rossa, con poche distese di sabbia, oltre a quella cittadina, la più grande è quella della frazione di Lu Bagnu - distante due chilometri e mezzo - arenile di sabbia fine anche qui color crema con fondale cristallino punteggiato di scogli piatti. Per appassionati di windsurf e vela, è d’obbligo una puntata a scogliere e spiaggia di punta La Capra, poco più a ovest di Lu Bagnu.

Rientrato in città, passeggerai in strette stradine scoscese su cui si affacciano edifici storici: sulla sommità del promontorio svetta il castello dei Doria, che fondarono la cittadina nel 1102, oggi sede del suggestivo Museo mediterraneo dell’Intreccio. Non distante, la cattedrale di Sant’Antonio Abate. A Castelsardo troverai mare, storia e tradizione artigiana.

Lu Bagnu

A nord-ovest della Sardegna, nella parte orientale del golfo dell’Asinara, vicino a uno dei borghi più belli d’Italia, ammirerai un panorama stupendo: sabbia color crema, limpido mare blu e pareti rocciose coperte da macchia mediterranea .

È uno dei pochi tratti del litorale castellanese, per il resto composto da alte scogliere di trachite rossa, formato da una grande distesa di sabbia. La spiaggia di Lu Bagnu, frazione di Castelsardo da cui dista circa due chilometri e mezzo, è protetta da rocce bordate di verde: la raggiungerai a piedi attraverso una scalinata direttamente dal centro abitato. L’arenile è fatto di sabbia fine color crema con fondale cristallino punteggiato di scogli piatti, che qua e là affiorano e mantengono l’acqua calda e piacevole.

La spiaggia è consigliata alle famiglie, avendo rive basse, è molto frequentata dai giovani ed è ideale per gli appassionati di immersioni grazie ad acque pescose e trasparenti, che ti invitano ad avventurose ore di snorkeling. Attorno troverai vari servizi di ristoro ed è consentito il camping. Per gli appassionati di windsurf e vela, invece, è imperdibile una puntata alle scogliere e alla spiaggia di punta La Capra, che delimita a occidente Lu Bagnu, il cui gioco fra mare e scogli crea una vera e propria piscina naturale. Dopo una giornata di mare a Lu Bagnu, alla sera è d’obbligo una visita all’antico borgo di Castelsardo, che, arroccato su un promontorio, fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia, perfetta combinazione di mare, storia e tradizione identitaria.

In strette stradine scoscese si affacciano interessanti edifici: sulla sommità svetta il castello dei Doria, che fondarono la cittadina nel 1102, oggi sede del suggestivo museo mediterraneo dell’Intreccio. Non distante, la cattedrale di sant’Antonio Abatecon la sua colorata torre campanaria a picco sul mare.

Lu Bagnu un tempo era il mare di Tergu, distante sei chilometri, borgo famoso - al pari di Castelsardo - per i riti della Settimana Santa e che vanta la chiesa romanica di Nostra Signora di Tergu, in trachite rossa e pietra calcarea bianca.

SORSO

Grande centro a pochi passi da Sassari, nel nord-ovest della Sardegna: splendide spiagge, prodotti agricoli d’eccellenza, siti archeologici e leggendari edifici storici Con quasi 15 mila abitanti è uno dei Comuni più popolosi del Sassarese. Sorso è una cittadina del territorio storico della Romangia, che si affaccia sul golfo dell’Asinara con un lungo tratto costiero di dune di sabbia, riparate da pini, ginepri e palme nane.

I 18 chilometri di spiagge, a pochi minuti dal centro abitato, sono suddivisi tra la bella Marina di Sorso e il litorale sorsese di Platamona: mare azzurro, sabbia chiara e fine e profumi mediterranei.

Il centro abitato sorge tra oliveti e vigneti, da cui derivano ottimi olio e vermentino, che la fa annoverare tra le città del vino. Attorno si coltivano anche frutta e ortaggi: a fine luglio, non perderti la sagra della melanzana. Tra le prelibatezze i dolci: papassini e cozzuli di saba. Bello e caratteristico è l’abito tradizionale femminile. Tra le specificità sorsesi, la sua ‘lingua di confine’, dove rientrano logudorese, elementi toscani e genovesi e influenze corse.

Il toponimo deriva da josso (‘sotto’), a indicare la minore altitudine rispetto alla vicina Sennori. Il centro storico, detto Bicocca, è di impianto medioevale: si articola in semplici case di tufo. Spiccano costruzioni seicentesche: palazzo baronale, oggi centro culturale, e fontana della Billellera, costruita a imitazione della fontana di Rosello di Sassari: secondo tradizione, bere le sue acque farebbe impazzire. A Gelidon, leggendario capostipite della popolazione sorsese, cui era attribuita un’indole ribelle e folle, è legato il sito archeologico più famoso, a due chilometri dal paese: Jelithon, abitato sin dalla preistoria. La frequentazione del territorio sin da età prenuragica è attestata anche dalle domus de Janas di L’Abbiu.

Mentre all’età del Bronzo risalgono alcuni nuraghi e il pozzo sacro di Serra Niedda. Nel V secolo a.C. i cartaginesi impiantarono una fortezza nel sito di santa Filitica, occupato poi dai romani sino a età tardo-imperiale. Qui sorse una villa romana con pavimento adorno di mosaici e stabilimento termale, a pochi passi dal mare. Su di essa, in epoca bizantina, fu costruito un edificio di culto paleocristiano, poi la chiesetta dedicato alla santa.

Al centro sorge anche la parrocchiale di san Pantaleo, edificata nel 1836 dove un tempo si trovava una chiesa del XV secolo e ispirata a canoni neoclassici: vedrai spuntare al culmine della via principale le sue scenografiche cupole e cupolette.

Il patrono viene celebrato a fine luglio. Altre chiese, tutte del XVII secolo, sono la beata Vergine d’Itria, attorno alla quale si corre a inizio luglio l’ardia di san Costantino, e la Madonna di Noli me tollere, sede di un simulacro profondamente venerato (in particolare durante la festa di fine maggio) e la barocca san Pasquale Baylon, sede dei gesuiti, oltre all’oratorio tardogotico di santa Croce (XVI secolo). Le chiese si animano di passione e devozione durante la Settimana Santa.

Marina di Sorso

Mare azzurro, chilometri di sabbia bianca finissima e profumi mediterranei fanno della grande spiaggia del golfo dell’Asinara una delle più accoglienti e frequentate della costa nord-settentrionale della Sardegna Una splendida distesa di sabbia bianca, fine e soffice, mista a ciottoli, lunga circa sette chilometri, orlata da una profumata foresta di pini e ginepri e bagnata da un mare azzurro.

La Marina di Sorso, cittadina a pochi chilometri da Sassari, è la prosecuzione verso oriente della lunghissima spiaggia di Platamona che occupa un tratto di 15 chilometri della costa settentrionale dell’Isola. La raggiungerai facilmente dalla strada panoramica che congiunge Porto Torres e Castelsardo o, arrivando da Sorso o dal capoluogo sassarese, attraverso la provinciale 60, detta Buddi Buddi.

Fondale sabbioso, che digrada rapidamente, acqua prevalentemente azzurra e trasparente e vegetazione rigogliosa e spontanea intorno, composta da ginepri, cardi, palme nane e gigli di mare, ne fanno una delle spiagge più apprezzate della costa sassarese. Dalla spiaggia ammirerai bellissimi tramonti con sullo sfondo l’isola dell’Asinara.

È molto frequentata anche perché facilmente accessibile, attraverso diverse entrate a pettine che la congiungono alla strada che fiancheggia il litorale, ed è meta ambita degli appassionati di surf, windsurf e immersioni. Offre numerosi servizi e comfort tra i quali l’ampio parcheggio, stabilimenti balneari per noleggio di pattini e attrezzatura da spiaggia, bar e ristoranti, un’area verde con anfiteatro e strutture ricettive sul litorale.

Intorno una folta pineta protegge le dune di sabbia, ambiente ideale per chi preferisce una vacanza in camping più avventurosa. La Marina è senza dubbio una delle attrazioni maggiori di Sorso, non l’unica. Da non perdere il suggestivo centro storico?, le testimonianze romane e fenicie, le leggende che riguardano i principali monumenti della città, come la fontana della Billellera, la cui acqua renderebbe pazzi tutti coloro che la bevono.

Platamona

Nel nord-ovest della Sardegna, al centro del golfo dell’Asinara, c’è un litorale lunghissimo e ampio, fatto di sabbia fine, con tutti i servizi a disposizione: è storicamente la spiaggia dei sassaresi.

Seppure dista circa dieci chilometri dalla città, è per antonomasia la spiaggia di Sassari: un’enorme distesa di sabbia chiara che si immerge in un mare dai colori cangianti dal verde all’azzurro.

La spiaggia di Platamona - il nome indica una superficie piana e larga - è la più lunga e profonda di tutto il litorale che va da Porto Torres a Castelsardo: si sviluppa dalla torre di Abbacurrente e si unisce alla Marina di Sorso. L’intera fascia costiera è di circa 15 chilometri con larghezza dai 10 ai 30 metri, suddivisa in ‘pettini’ all’interno dei Comuni di Porto Torres, Sassari e Sorso.

La composizione della sabbia è variabile a seconda della zona: a grani medi, compatta e di colore dorato nella parte più orientale, più chiara via via che ci si sposta verso la parte occidentale, dove sono presenti anche delle piccole dune sormontate da cespugli di macchia mediterranea e flora costiera, tra cui gigli marini.

In alcuni tratti sono presenti anche piccoli ciottoli levigati e conchiglie, portate dalle correnti. In molti punti vedrai le dune intatte con alle spalle una grande e accogliente pineta, lunga come la spiaggia. Nelle immediate vicinanze si stende lo specchio d’acqua dolce omonimo, alimentato dal rio Buddi Buddi, dove nidificano aironi bianchi, germani e polli sultani.

Il fondale basso e sabbioso la rende luogo ideale per famiglie con bambini. Quando soffia il vento, il mare regala infinite emozioni agli appassionati di surf e windsurf.

Platamona è molto amata dai bagnanti anche perché offre numerosi servizi. Ha un ampio parcheggio, attrezzato anche per i camper, aree campeggio ed è accessibile a diversamente abili. Potrai noleggiare attrezzatura balneare per momenti di relax e patini per navigare sottocosta.

SASSARI

Città d’arte e storico polo di riferimento culturale ed economico del nord Sardegna, ha dato i natali a personaggi di spicco della Repubblica italiana Fondata nel Medioevo, quando la popolazione dell’antica Turris Libisonis si rifugiò gradualmente nell’entroterra, Sassari sorge su un tavolato calcareo segnato da valli e gole e contornato da colline coltivate. Oliveti e boschi completano la cornice del quinto territorio per estensione in Italia.

È la seconda città sarda per popolazione (128 mila abitanti), cuore di un’area che ne accoglie il doppio. Divenne Comune nel 1294 con la promulgazione degli Statuti sassaresi, che rappresentano un corpus di leggi fondamentale della storia isolana. Nel XIX secolo si espanse oltre le mura trecentesche, che la cingevano collegate da 36 torri. Oggi ne restano sei. Al posto del castello sorse la caserma La Marmora, ora museo della Brigata Sassari, protagonista di vicende militari del XX secolo. I sassaresi più influenti sono stati Enrico Berlinguer e i presidenti della Repubblica Antonio Segni e Francesco Cossiga. Fontana di Rosello e Piazza d’Italia sono i due simboli della città. Il centro è composto da edifici signorili, luoghi d’arte e cultura.

Tanti i musei, tra cui il Mus’A, il Biasi, il padiglione Tavolara e, soprattutto, il museo nazionale Sanna, un concentrato di archeologia. La testimonianza preistorica più imponente (ed enigmatica) è l’altare di monte d’Accoddi, piramide a gradoni che ricorda i santuari mesopotamici, edificato nel IV millennio a.C., restaurato nel III e frequentato fino all’età del Bronzo.

Nel Sassarese ci sono anche dolmen, domus de Janas, menhir e 150 siti nuragici, tra nuraghi, villaggi, tombe di Giganti e pozzi sacri. Tra gli edifici di culto il più antico è la chiesa di sant’Apollinare. Mentre spicca la cattedrale di san Nicola di Bari, armoniosa sovrapposizione di stili architettonici (volte gotiche, facciata barocca, decori classici) costruita a partire dal XIII secolo.

La penultima domenica di maggio si svolge l’affascinante Cavalcata Sarda, sfilata di costumi tradizionali. A Ferragosto si celebra la festa ‘grande’, la Discesa dei Candelieri, processione di monumentali ceri di legno portati a spalla lungo le vie, sino alla chiesa di santa Maria di Betlem, per sciogliere il voto alla Vergine che, secondo leggenda, salvò la città dalla peste. Suggestivi sono i riti della Settimana Santa.

A proposito di tradizione, ecco la cucina: la favata e le ‘monzette’, lumachine cotte con la pastella. Non mancano giardini e parchi, fra cui l’oasi verde del parco di Monserrato. La distesa di sabbia di Platamona, nel golfo dell’Asinara, è storicamente la ‘spiaggia dei sassaresi’. Sul versante occidentale, a nord di Capo Caccia, troverai i colori abbaglianti di Porto Ferro, con sabbia fine, e di Porto Palmas, con piccoli ciottoli levigati.

Più a nord ecco l’Argentiera, simbolo di archeologia mineraria, un tempo in auge, oggi villaggio fantasma.

Santissima Trinità di Saccargia

Nella parte nord-occidentale dell’Isola, la più famosa e spettacolare chiesa medievale dell’Isola, merita una visita senza fretta: leggenda e alone mistico ti coinvolgeranno Il suo alto campanile scuro svetta nella campagna. Scorgerlo è già un’emozione, primo assaggio di ciò che proverai quando, lasciata la statale 131 per immetterti nella Sassari-Olbia, dopo pochi chilometri raggiungerai la chiesa della Santissima Trinità. Ti resteranno impresse perfezione altera e veste bicromatica, bianca e nera, data da conci di calcare e basalto, che contrasta con il verde attorno. La sua maestosità domina la piana di Saccargia, nel territorio di Codrongianos, dai primi decenni del XII secolo. La prima testimonianza è in un condaghe, annoverata tra i possedimenti dei monaci camaldolesi. Nel documento è citata la data di ampliamento (1116): la chiesa fu eretta, infatti, sulle rovine di un monastero, del quale noterai alcune strutture superstiti accanto. Si racconta che ogni giorno venisse dal pascolo s’acca argia per offrire il latte ai frati e si adagiasse come in atto di preghiera. Il nome della basilica non deriva, però, dall’espressione logudorese per ‘vacca pezzata’ ma dall’evoluzione del latino Sacraria. La piana dove sorge, infatti, fin dalla preistoria, ospitò culti religiosi. Qui, in pellegrinaggio verso la basilica di san Gavino di Porto Torres, il giudice Costantino e sua moglie Marcusa avrebbero pernottato, ospiti dei monaci, e, in seguito a una sacra apparizione, disposero la costruzione della chiesa, intitolata a Vergine e Trinità e affidata ai camaldolesi. A maestranze pisane furono affidati i lavori di ampliamento tra 1118 e 1120: allungamento dell’aula, innalzamento delle pareti, nuova facciata e altissimo campanile quadrangolare a nordovest. Da allora la fisionomia è stata ritoccata solo da un restauro a inizio Novecento. La basilica è lunga venti metri, larga sette e alta 14. L’impianto è a croce commissa con una sala unica e transetto. La facciata presenta tre ordini: nel primo vedrai un portico con tetto a capanna, intervallato da sette archi e sormontato da architrave. Dalla navata, attraverso archi a tutto sesto, accederai ai bracci del transetto, dove si aprono due cappelle voltate a crociera. Dietro ci sono tre absidi. Alla fine del XII secolo la parte interna di quella centrale, più alta e ampia, fu affrescata da un artista (forse) umbro-laziale: è l’unico esempio in Sardegna di pittura murale romanica. Rimarrai ammirato dal ciclo di affreschi: il Cristo in mandorla con serafini, angeli e arcangeli, la Madonna orante con i santi e scene della vita di Cristo, che ricordano i coevi dipinti di san Pietro di Galtellì.

La fontana di Rosello

Uno dei monumenti storici che maggiormente caratterizzano la seconda città della Sardegna ha dato nome a un quartiere: simboleggia lo scorrere inesorabile delle stagioni e degli anni Simbolo di Sassari e monumento unico in Sardegna, inserito nella serie di francobolli ‘Fontane d’Italia’, racchiude in sé la metafora del tempo che scorre come il flusso dell’acqua, simboleggiato da dodici bocche, i mesi, e quattro statue, le stagioni. Fuori dalle antiche mura cittadine, vicino al ponte omonimo, fu realizzata a inizio XVII secolo, in stile tardo-rinascimentale, la fontana di Rosello, che dà nome al quartiere nato attorno al 1930, dove sorgono il museo Masedu e la basilica del sacro Cuore. Il complesso scultoreo è composto da due blocchi rettangolari sovrapposti, lineari e sobri nei colori bianco e grigio scuro, che danno risalto a teste di leone dalle quali sgorga l’acqua. Mentre le statue raffiguranti le stagioni poggiano su bocche di delfini: una ragazza con ghirlanda di fiori (primavera), un Ercole con corona di acini d’uva e la pelle d’orso (autunno), un uomo anziano che riposa (inverno), un donna con spighe di grano (estate), l’unica originale, custodita a Palazzo Ducale. Le altre tre, furono distrutte durante i moti antifeudali (1795) e rifatte trent’anni dopo. Nel primo ordine, ai quattro spigoli, noterai torrette merlate simboleggianti la città e altre con gli stemmi della Corona d’Aragona. Sulla sommità due archi incrociati sorreggono la statua equestre di san Gavino martire turritano, protettore della città. A sud scorgerai una divinità fluviale, sdraiata, emblema del manierismo del monumento. Nel blocco inferiore leggerai l’iscrizione dedicatoria con l’età dei lavori (1605-6), realizzati sotto Filippo III, che portarono all’attuale aspetto. Le origini, però, sono molto più antiche. La prima attestazione è del 1295. Poi nel corso dei secoli la fontana ha subito vari interventi, da sempre fondamentale per l’approvvigionamento idrico. Addirittura fin da età romana la fonte di Gurusellu alimentava l’acquedotto di Turris Libisonis (oggi Porto Torres). Mentre quasi duemila anni dopo, nel XIX secolo, a portare acqua da Rosello alle case era una schiera di acquaioli che caricavano i barili su centinaia di asini. Nel centro storico medioevale di Sassari troverai gli altri suoi monumenti simbolo: religiosi, come cattedrale di san Nicola di Bari e chiese di santa Maria di Betlem e di sant’Apollinare, civili, come Piazza d’Italia, e culturali, tra cui il museo Sanna.

Altare di monte d'Accoddi

Un monumento unico nel bacino del Mediterraneo, massima espressione sacra della civiltà prenuragica, a pochi chilometri da Sassari, nel nord-ovest dell’Isola Non esiste relazione diretta, eppure è identico ai coevi templi mesopotamici e incarna il credo ‘orientaleggiante’ di unione tra cielo e terra: le aree sacre in cima a rilievi erano considerate punto d’incontro tra uomo e divinità.

Il tempio di monte d’Accoddi (dall’arcaico kodi, ‘pietra’), risalente a cinquemila anni fa, è uno ziqqurat unico in Europa per singolarità di tipologie architettoniche. Fu scoperto a metà del XX secolo, scavando un piccolo colle che pareva ‘artificiale’ al centro di una pianura. In realtà, era un altare a piramide ricoperto di terra, dedicato forse a una divinità femminile, scolpita in una stele granitica accanto al monumento.

Secondo leggenda fu costruito da un principe sacerdote fuggito dal Medio Oriente. Con una particolarità: lo ziqqurat è il tempio del Sole, lui lo dedicò alla Luna. Il santuario prenuragico sorge al centro della Nurra, lungo la ‘vecchia’ statale 131 (verso Porto Torres), nel territorio di Sassari, a undici chilometri dal capoluogo del nord dell’Isola.

Il monumento aveva un ruolo centrale nella società di allora: fu culmine dell’evoluzione di un complesso sviluppatosi dalla seconda metà del IV millennio a.C. L’altare è la sovrapposizione di due fasi, quella del ‘tempio rosso’, nel Neolitico finale (3500-2900 a.C.), e la successiva del ‘tempio a gradoni’, nell’Eneolitico (2700 a.C. circa), durante la ‘cultura di Abealzu-Filigosa’. Nella prima fase vari villaggi di capanne quadrangolari facevano capo a un centro cerimoniale, del quale noterai una necropoli a domus de Janas e, nelle loro posizioni originali, ai lati del santuario, un menhir a forma allungata (alto quattro metri e mezzo), un’enorme lastra con sette fori (forse per legare le vittime) e massi di pietra sferoidali, uno di cinque metri di circonferenza.

Tutte le pietre avevano precisa funzione nei riti sacrificali. Alla fine del Neolitico finale le genti della ‘cultura di Ozieri’ edificarono una piattaforma a forma di tronco piramidale, con lati alla base di 27 metri, sopra cui si ergeva un vano rettangolare con superfici intonacate e dipinte di color ocra e tracce di giallo e nero.

Dell’ambiente sacro rimangono pavimento e resti di un muro perimetrale. Intorno al 2800 a.C., la struttura del ‘tempio rosso’, abbandonata da circa due secoli, fu ricoperta da un colossale riempimento di terra, pietre e marna calcarea, a sua volta ‘rivestito’ da grandi blocchi di pietra. Sorse una nuova grande piattaforma piramidale ‘a gradoni’, con lati più lunghi della precedente e accessibile da una rampa, lunga quaranta metri e larga da tredici a sette.

Il secondo santuario ricorda le ziqqurat con altare ‘a cielo aperto’. La struttura occupa 1600 metri quadri ed è alta quasi sei metri (in origine forse otto). All’interno, una camera inesplorata: forse, come in Mesopotamia, contiene il letto sacro dove si compiva il rituale di rigenerazione della vita e fertilità della terra. Intorno, i resti di un villaggio, dove sono state rinvenute ceramiche quasi intatte.

Ammirerai i reperti nel museo archeologico Sanna, insieme a un modello dell’altare nella fase più antica. L’edificio conservò la funzione religiosa per un millennio: ai suoi piedi sono stati trovati resti di ‘pasti sacri’ e oggetti usati nei riti propiziatori. Il sito fu abbandonato a inizio del Bronzo antico (1800 a.C.) e riusato saltuariamente per sepolture.

Shopping a Sassari

Il centro e il vicino Viale Italia sono il luogo ideale per gli incontri, per gli acquisti e per il divertimento notturno. La passeggiata per le vie dello shopping inizia nel cuore della città da Piazza Castello, passando per Via Luzzati e Largo Cavallotti verso la suggestiva piazza Azuni e scendendo lungo il Corso Vittorio Emanuele, antica via degli scambi commerciali e dove, prevalentemente nelle strette vie, vivono le botteghe artigiane. Percorrendo la via Brigata Sassari, attigua alla piazza Castello, si giunge a Viale Italia, situato nella parte nuova della città, vivace centro commerciale naturale meta di richiamo per i cittadini e i visitatori.

Il luogo di ritrovo per l’aperitivo è Piazza d’Italia con la via Roma e le vie adiacenti, caratterizzato dai numerosi locali, ristoranti e punto di incontro della movida cittadina.

Cavalcata sarda - festa della bellezza

Colori e suoni dell’Isola. A maggio è sempre tempo di autenticità e tradizione con la celebrazione laica della Sardegna: il capoluogo della Capo di Sopra, ‘salotto buono’ nel nord, diventa centro delle tradizioni sarde I cantanti a tenore alternano il loro ritmo al calpestio dei cavalli. Cavalieri e amazzoni omaggiano spettatori e Autorità offrendo pani, dolci e primizie. Zoccoli a ritmo di trotto esplodono in ardite pariglie: sfrecciano i cavalieri di Sedilo e i sartiglieri di Oristano . I Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada e i Boes e Merdulesdi Ottana catturano sguardi e obiettivi fotografici con le loro maschere intrise di fascino e mistero. Le launeddas del Sarrabus fanno da contorno a corteo e serata conclusiva. Sono suoni e colori, musiche e danze, gioielli e costumi della Cavalcata sarda di Sassari, dove ogni anno, nella penultima domenica di maggio, si incontrano le peculiarità identitarie di tutte le comunità isolane. Uno spettacolo indimenticabile per ricchezza e maestosità, una grande festa di primavera, il più grande evento laico della Sardegna. Atmosfera unica e indimenticabile. Il clou inizia la mattina di domenica 19 maggio con la sfilata lungo un percorso di due chilometri nelle vie del centro storico sassarese, con fulcro in piazza d’Italia. A piedi e sulle traccas, carri trainati da buoi e addobbati con fiori, procedono 65 gruppi folk e quasi trenta a cavallo provenienti da tutta la Sardegna. Tutti indossano l’abito tradizionale, caratteristico del luogo di provenienza, spesso arricchito da curati ricami e gioielli in filigrana d’oro e d’argento. Appresso un imponente corteo di oltre trecento cavalieri. Il pomeriggio è dedicato alle pariglie, giostre equestri nelle quali i più coraggiosi cavalieri si esibiscono, nell’ippodromo cittadino, in spettacolari acrobazie sui cavalli in corsa. In serata in piazza d’Italia canti e danze tradizionali, sulle note di launeddas, canti a tenores e fisarmoniche, sino a notte. La caratterizzazione laica e trascinante della ‘festa della bellezza’ – è l’appellativo che si è guadagnata - risale alla fine del XIX secolo, da allora il fascino è rimasto immutato. Secondo lo scrittore Enrico Costa la prima edizione della Cavalcata risale al 1711, quando il consiglio comunale, sul finire della dominazione spagnola, deliberò di omaggiare il re Filippo V di Spagna. Partecipò tutta l’orgogliosa nobiltà tatharesa. La manifestazione, a cui puoi assistere oggi, nasce ufficialmente nel 1899 in occasione della visita del re Umberto I accompagnato dalla moglie Margherita di Savoia, giunti in città per l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II. Parteciparono tremila persone, in abito tradizionale, tutte provenienti dalla provincia di Sassari. Anche le edizioni del 1929 e del 1939 accolsero esponenti della casa reale. L’edizione 2019, la 70esima, inserita nelle celebrazioni dell’Anno europeo del patrimonio culturale, registra numeri simili: partecipano duemila e 500 figuranti e 270 cavalieri. L’usanza si è consolidata col passare dei decenni, divenendo una sfilata folkloristica degli abiti tradizionali di tutta la Sardegna, fino ad assumere cadenza annuale. Un’espressione autentica e fiera della cultura sarda, che invita a scoprire la combinazione unica del fortissimo senso di comunità, essenza della Sardegna, e delle sue bellezze naturali, culturali, artigianali ed enogastronomiche. Vivrai dal di dentro la magia di un cerimoniale che si ripete identico, ma ogni anno provoca nuove emozioni. Per le strade risuonano musiche antiche, protagonisti e spettatori si mescolano in uno spettacolo che è come un museo vivente, fatto di donne, uomini e bambini con gli abiti tradizionali, corpetti, gonne, copricapo velati e berritte.

Discesa dei Candelieri

Alla vigilia di Ferragosto Sassari celebra tradizione e fede in un rito che si ripete da cinque secoli, un evento atteso dalla comunità sassarese e da tutto il popolo sardo, divenuto patrimonio dell’Unesco Atmosfera intrisa di passione e devozione. Scenario austero, al tempo stesso coinvolgente, colorato e inebriante. A Sassari è l’evento per eccellenza, è la Festha Manna. È tempo di valori autentici e identitari, di espressioni della comunità e della tradizione. È il momento della Faradda di li Candareri, la Discesa dei Candelieri, una processione danzante di grandi colonne di legno, ceri votivi e simbolici, che avanza lungo le vie storiche, della città, da piazza Castello, lungo il corso Vittorio Emanuele, fino alla chiesa di santa Maria di Betlem.

Dal 2013 è stata inserita nel patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’Unesco. Nel mezzo dell’estate, potrai unire al tuo relax nelle splendide spiagge nord-occidentali dell’Isola, un momento culturale ‘alternativo’, alla scoperta del fascino delle tradizioni sarde. Da cinque secoli, ogni anno, la Faradda rinnova il voto alla Madonna Assunta.

L’origine risale a Pisa, di cui Sassari era colonia. Le prime celebrazioni sono documentate nel XIII secolo con l’offerta dei candeli alla Madonna di mezz’agosto da parte delle corporazioni di mestieri della città. La prima testimonianza documentale è del 1504. Alla tradizionale offerta si è aggiunto il valore più profondo del voto alla Vergine, che con la sua intercessione avrebbe posto fine a un’epidemia di peste. Secondo lo storico sassarese Enrico Costa, l’istituzione della festa con questo significato è del 1528.

Dopodiché la celebrazione è rimasta ‘incontaminata’ per cinque secoli, arricchendosi nel corso degli anni di fasto e spirito goliardico. Sono circa una decina i grandi ceri, ciascuno rappresenta un gremio, e quindi una corporazione: autoferrotranvieri, calzolai, contadini, fabbri, falegnami, macellai, massai, muratori, ortolani, piccapietre, sarti e viandanti. Le grandi colonne di legno sono portate a spalla dai gremianti, accompagnati dal ritmo incalzante di pifferi e tamburi. Il rito si conclude con lo scioglimento del voto dentro Santa Maria di Betlem, dove i gremi fanno girare per tre volte ogni Candeliere in onore della Madonna. Il candeliere è un grande cilindro di legno del peso di circa quattro quintali, formato da tre parti: il piedistallo, basamento quadrangolare nel quale si inseriscono le stanghe che servono a trasportarlo, il fusto cilindrico alto tre metri, su cui è raffigurata l’immagine del santo patrono o della Madonna, e il capitello, a quattro o sei facce, con rappresentazioni di santi protettori e simboli del mestiere. Nel candeliere dei sarti il capitello è un braciere. Sulla sommità, un anello di banderuole di broccato forma una corona.

La colonna è ornata con fiori di oleandro e rami di salice, il capitello da ghirlande colorate. Alla sua base si attaccano li vetti, nastri di seta multicolori lunghi quaranta metri. Tenuti per mano dai ragazzi del gremio durante la discesa e tesi a raggiera durante il ballo del cero, creano un affascinante effetto scenico Sentita e attesa tutto l’anno, la festa inizia ufficialmente il 4 agosto con la ‘discesa dei piccoli Candelieri’, il 10 tocca ai ‘medi Candelieri’.

Il giorno seguente l’arrostita: protagonista uno dei prelibati piatti tipici sassaresi, lo zimino. Il 12 è il turno del concerto per i Candelieri. Il 14 è il momento culminante della Faradda: nelle prime ore del mattino, c’è la vestizione dei ceri in casa dell’obriere e nelle sedi dei vari gremi, ciascuna col proprio stendardo (a cui potrai assistere accompagnato da guide). È un momento suggestivo: i gremianti danno al legno un’anima, addobbandolo con cura e devozione.

La processione parte al pomeriggio. Lungo il percorso, la folla assiste e partecipa, seguendo il ritmo dei tamburi, l’incrociarsi de li vetti e l’incedere ondeggiante, severo e ‘faticoso’ dei gremianti, in abiti dalle fogge antiche.

PORTO TORRES

Una delle maggiori città del nord Sardegna, porta d’accesso al Sassarese, centro dal glorioso passato, romano e medioevale, con attrazioni naturalistiche e culturali Si affaccia sul mare al centro del golfo dell’Asinara, su un promontorio che degrada verso la piana della Nurra. Porto Torres, città di 22 mila abitanti, concentra due millenni di storia raccontata da tesori archeologici e monumenti e impreziosita dalla natura selvaggia del parco dell’Asinara. Nel III secolo d.C. seconda solo a Karalis per abitanti e magnificenza. Le industrie petrolchimiche, da metà XX secolo, hanno affiancato agricoltura e pesca e segnato le vicende recenti della città. Nel porto internazionale spicca l’imponente Torre aragonese (1325), strumento difensivo e faro, oggi sede di mostre.

La Torre di Abbacurrente (1578) segna l’inizio del tratto turritano di Platamona. Vicino alla città, alte falesie si tuffano nel mare azzurro con graziose calette di sabbia, come la spiaggia di Balai. Scoprirai il passato glorioso di Porto Torres nel parco archeologico di Turris Lybisonis, colonia romana sua antenata, detta Iulia perché fondata da Cesare o Ottaviano. Principale scalo sardo, trasportava nella madrepatria argento e ferro delle miniere. Ti sorprenderanno l’imponenza della domus di Orfeo (I-III d.C.), la sfarzosa domus patrizia dei mosaici, le terme Pallottino e Maetzke. Case, botteghe e vie lastricate sono in parte inglobate nell’Antiquarium Turritano, museo che custodisce i reperti di decenni di scavi.

La foce del fiume Mannu, dove sorse la città, è tutt’oggi ‘cavalcata’ dal ponte romano di età imperiale, opera di ingegneria quasi intatta, sette arcate lunghe 135 metri, trafficate sino a oltre metà XX secolo. Attorno a Turris ammirerai Tanca Borgona, necropoli imperiale e paleocristiana con 32 sepolture, alcune con affreschi e mosaici, le 50 tombe (sarcofagi e fosse) ad arcosolio ‘del Nautico’, e il complesso funerario di via Libio, scoperto nel 2000, con sepolture ad arcosolio scavate nel calcare e altre a inumazione: in una è rappresentata una biga in corsa con auriga e cavalli.

Su Crucifissu Mannu è la necropoli preistorica più significativa: 22 tombe che abbracciano un arco temporale da 3200 a 1600 a.C., di cui tre si distinguono per complessità e decorazioni simboliche. La testimonianza più arcaica è all’Asinara: le domus de Janas di Campu Perdu (IV millennio a.C.). Numerosi i nuraghi, fra cui il Nieddu, in trachite rossa. Nel Medioevo Turris fu sede episcopale per circa un millennio (484-1441).

La cattedrale era la basilica di san Gavino, la chiesa romanica più grande e antica dell’Isola, costruita tra 1030 e 1080 e avvolta nel mistero di episodi leggendari. I particolari architettonici la rendono unica: combina grandiosità esterna a fascino discreto dell’interno. Nella seicentesca cripta sono custodite le reliquie dei santi Gavino, Proto e Gianuario, ritrovate nel 1614 durante gli scavi sotto la navata centrale. Le reliquie sono oggi custodite nella cripta seicentesca costruita sotto la Basilica.

La chiesetta di Balai Lontano, secondo leggenda, sarebbe luogo del martirio dei tre santi (303 d.C.), mentre il santuario di Balai Vicino luogo della loro prima sepoltura. Nei giorni di Pentecoste si celebra in suo onore la Festha manna, ricorrenza più sentita e partecipata, cui sono associati eventi culturali, sagra del pesce e la regata del Pescatore a vela latina.

All’attività velistica tradizionale è dedicata anche La Bordeggiata di fine giugno, nonchè una sezione del museo del porto, insieme alle memorie del XX secolo. Il museo Andrea Parodi, nel palazzo del Marchese, edificio di pregio del primo Ottocento, ripercorre vita e carriera del musicista portotorrese. In tema, a settembre va in scena Voci d’Europa, festival internazionale di musiche polifoniche.

Basilica di San Gavino

Nel cuore di uno dei centri più importanti del Sassarese, a nord-ovest della Sardegna, che in origine fu una famosa colonia romana, sorge il monumento cristiano romanico più grande e antico dell’Isola, nonché uno dei più significativi Gavino, Proto e Gianuario, perseguitati dall’imperatore Diocleziano, furono martirizzati nella colonia romana di Turris Libisonis – oggi area archeologica - a inizio IV secolo. A loro è dedicato un maestoso monumento, eretto nell’XI secolo e avvolto nel mistero di episodi leggendari.

La basilica di san Gavino si erge sul Monte Agellu al centro di Porto Torres, che fu dapprima necropoli romana e paleocristiana, poi sede di due chiese (V-VII secolo), i cui resti furono inglobati nella cripta della basilica. Scenderai lungo una galleria appositamente scavata per accogliere, in artistici sarcofagi, le reliquie dei martiri, scoperte nel 1614, oggi meta di devozione di migliaia di fedeli.

E ammirerai la moltitudine di reperti emersi dagli scavi e custoditi nell’Antiquiarium Turritano: tombe abbellite con mosaici e affreschi, statue e una cisterna bizantina. Cattedrale quando la città, per un millennio (484-1441), fu sede episcopale, San Gavino sorge tra due cortili, gli atri Comita e Metropoli: il primo deriva il nome dal giudice di Torres che commissionò la costruzione della chiesa a maestri pisani. Si narra che i corpi dei martiri sarebbero stati rinvenuti dal giudice in seguito a un prodigio: durante una grave malattia, Gavino gli apparve in sogno promettendogli la guarigione se avesse cercato i corpi perché ricevessero degna sepoltura. Scoperti nelle tombe vicine all’attuale chiesetta di Balai, furono trasferiti nella basilica.

In onore dell’episodio, il 3 maggio, ogni anno, si celebra la solenne processione della Festha Manna. Scoprirai le peculiarità della basilica: la particolare pianta longitudinale – la chiesa è lunga 58 metri, il triplo di quanto è larga - l’‘anomalia’ delle due absidi contrapposte e l’assenza di facciata. L’esterno è scandito da lesene e archetti pensili e ha gli ingressi sui lati lunghi: a nord un portale romanico con rappresentazioni di Adamo ed Eva, a sud un portale gotico-catalano.

Dalla grandiosità dell’esterno passerai al fascino discreto dell’interno, rischiarato dalla luce di monofore che si riflette su tre navate, divise da arcate sorrette da 22 colonne in granito rosa e marmo grigio, derivanti da edifici di età romana e bizantina. La struttura longitudinale è chiusa su ambo i lati minori da un’abside.

Scoglio lungo

Scoglio Lungo è una piccola spiaggia a sabbia grossa e fondali con sassi, a pochi metri dal centro abitato di Porto Torres. Questa gode di una posizione riparata, protetta dalle banchine e dalla scogliera di Balai.

La spiaggia è inserita in una banchina artificiale ed è particolamente frequentata dagli abitanti di Porto Torres.

Balai

La spiaggia di Balai prende il suo nome dalla caratteristica chiesa a picco sul mare nota con il nome di San Gavino a mare (o di Balai vicino).

E' una piccola caletta delimitata da una serie di insenature
rocciose.


La sabbia fine, l'acqua cristallina e poco profonda sono qualità che fanno della spiaggia di Balai la più frequentata della zona di Porto Torres.

LE SPIAGGE DELL'ASINARA

Sul Golfo dell’Asinara si affaccia una delle spiagge più lunghe d’Europa, se non la più lunga, Platamona e infatti per questo appartiene a entrambi i Comuni di Sassari e di Sorso.

Sorso però può vantare la "fetta" più grande. In Estate, come ci si può immaginare, la Marina diventa meta di migliaia di vacanzieri, giornalieri e non.

Il nome è di origine incerta, probabilmente di origine bizantina, dunque greca (platamon-onos = superficie piana, spiaggia piana e larga). La posizione particolarmente favorevole del Golfo dell'Asinara, rende accessibili le numerose spiagge che, nell’arco di pochissimi chilometri, sono facilmente raggiungibili.

La spiaggia di Predda di Foggu, proprio accanto ai resti archeologici di una antica Villa Romana, denominata Santa Filitica. Il luogo è molto tranquillo e riservato, la spiaggia, di sabbia fine, è caratterizzata anche dalla presenza di ciottoli più o meno grandi, sicuramente molto belli da vedere. Ideale per gli amanti della spiaggia ma anche degli scogli, dai quali è circondata (vedi lo scoglio di Lu Chrasthu Tondu)

Nel tratto di costa che parte da Porto Torres troviamo, nell’ordine, le spiagge di:

Balai, immediatamente a ridosso della cittadina portuale
Abbacurrenti, con la sua torre sul mare
Platamona, con le sue numerose “discese a mare”, se ne contano fino a 9, con le sue dune di sabbia bianca e con alle sue spalle una altrettanto imponente e florida pineta.
Li Nibari, spiaggia antistante l’omonimo camping
Marina di Sorso, che rappresenta lo sbocco al mare più vicino per la cittadina di Sorso
La Fozza, alla foce del fiume Silis
Eden Beach, spiaggia antistante un villaggio privato
Marina dei Ginepri: antistante l’omonimo villaggio turistico.
Marritza, tratto di costa frequentato in particolare dai villeggianti locali
La Tonnara, a ridosso dell’omonimo bar.
Predda di Foggu, già sopra descritta e più immediatamente vicina al villaggio Country Sole Mare.

Procedendo verso Castelsardo troviamo nell’ordine:
Punta Tramontana, tratto di costa caratterizzato da scogliere e da un mare blu pescosissimo.
La Peruledda, costa scoscesa a picco sul mare molto caratteristica, antistante l’omonimo villaggio turistico.
Lu Bagnu, ridente propaggine a pochi chilometri da Castelsardo, della quale è frazione, e che della stessa rappresenta il naturale sviluppo turistico essendo dotata di infrastrutture, ristoranti,bar,negozi, alberghi e seconde case vacanza.

Oltre Castelsardo, troviamo ancora numerose spiagge, Baia Hostina, La Ciaccia, Valledoria, Badesi, Isola Rossa, Costa Paradiso, Vignola, Rena Majore fino ad arrivare a Santa Teresa che si affaccia sulle splendide acque dell’ Arcipelago della Maddalena e della Corsica, della quale si intravedono le bianche scogliere di Bonifacio a picco sulle omonime Bocche di mare.

Il festival

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